Risultati e prospettive importanti dalla nuova sperimentazione avviata dal Consorzio Tutela Vini di Orvieto con la vendemmia 2018 del gruppo di giovani enologi selezionato dal Comitato Scientifico dello stesso Ente, coordinato dal dottor Riccardo Cotarella conil prof. Attilio Scienza.
I lavori vengono svolti presso la Cantina Sperimentale in collaborazione con il prof. Fabio Mencarelli e il prof. Andrea Bellincontro del Dipartimento Dibaf dell’Università degli Studi della Tuscia e si sono già potuti esaminare i primi risultati delle sperimentazioni condotte sul processo di vinificazione delle uve e sulla maturazione dei vini “Trebbiano Biotipo Procanico T34”.

Le uve raccolte all’interno dei territori della Denominazione Orvieto Doc sono state trasferite presso la Cantina Sperimentale di Orvieto, dove Simone Baccelloni e Riccardo Cini, in stretta collaborazione con gli esperti dell’Unitus, hanno condotto una prima fase di selezione accurata.
L’obiettivo del progetto è lo studio del comportamento del Trebbiano Biotipo T34 vitigno storico dell’Orvieto e più rappresentativo dell’uvaggio della DOC nelle diverse aree caratterizzate da differenti origini (Vulcanica – Argillosa – Alluvionale – Sabbiosa).

Il Comitato ha assiduamente monitorato le fasi fenologiche e vegetative delle viti al fine di garantire l’ottenimento delle uve per raggiungere la più alta attendibilità della sperimentazione. Le uve raccolte a mano, consegnate alla vinificazione in perfetto stato sanitario e con ottimi rapporti tra i vari componenti, sono state vinificate seguendo un rigido protocollo atto ad esaltare caratteristiche organolettiche riconducibili alla materia chimico-fisica dei terreni di origine. “I primi risultati, anche se non definitivi, mostrano gia un’interessante trasversalita sensoriale che verra poi, logicamente, analizzata pil approfonditamente nei prossimi mesi di evoluzione del vino” spiegano dal Consorzio per la Tutela dei Vini Orvieto DOC.

La Spumantizzazione: obiettivo di questa sperimentazione é quello di studiare il comportamento dell’uvaggio dell’Orvieto nel processo di spumantizzazione Martinotti. In questo caso, le uve sono state raccolte in anticipo rispetto al progetto precedente, in modo da garantire al mosto atto a divenire allo spumante un basso grado alcolico e maggior tenore acido. Tutto il processo di lavorazione ha rispecchiato le pit rigide procedure previste per l’ottenimento dei grandi vini spumanti come la bassa resa delle uve in mosto (50%) attraverso la pressatura di grappoli interi.

La presa di spuma é avvenuta dalla fermentazione del mosto di base, mantenendo fin dall’inizio una pressione di 6 Bar. La permanenza dello spumante sui propri lieviti sara di lunga durata (non meno di sei mesi), tale da poter dareal prodotto il tempo necessario per|’acquisizione del pit alto patrimonio olfattivo. La ricerca e la sperimentazione, sempre a fianco della scienza e della valorizzazione del patrimonio genetico varietale e delle potenzialita che esso esprime, cosi ben avviate permetteranno al Consorzio di promuovere e valorizzare nuove iniziative peril miglioramento della Denominazione e difendere la viticoltura di qualita del territorio.