Il Consorzio Tutela vini di Orvieto, tramite il proprio Comitato Scientifico, ha promosso un progetto di ricerca finalizzato a incoraggiare e dare spazio a nuove idee per esprimere appieno le potenzialità di un territorio unico per vocazione vitivinicola e complessità.

La sperimentazione inizierà con la vendemmia 2018, dove si getteranno le basi di un progetto di spumantizzazione dell’Orvieto e uno studio sull’influenza della differente natura dei terreni del territorio sul gusto e sulle caratteristiche del vino di Orvieto. Il lavoro è in realtà iniziato già da qualche mese ad opera di un team di giovani enologi coordinati dal presidente della comitato scientifico, prof Riccardo Cotarella, e con la collaborazione dell’Università degli studi della Tuscia e del Prof. Attilio Scienza.

Il progetto di ricerca, già iniziato da un punto di vista organizzativo, entrerà nel vivo con la prossima vendemmia e riguarderà per quest’anno due temi principali, la spumantizzazione del vino di Orvieto che, almeno a livello teorico, può portare a prodotti di alta qualità, e la ricerca dell’incidenza delle variazioni delle caratteristiche dei terreni del territorio sul vino che se ne produce. Per entrambe le attività di ricerca saranno utilizzate uve di aziende del territorio, appositamente scelte per differenze pedologiche dagli enologi del team, i cui vigneti interessati sono seguiti già da diversi mesi dal team del consorzio; l aziende che rimarranno rigorosamente anonime. Le uve verranno lavorate presso la cantina sperimentale di Bardano, gestita dall’Università degli Studi della Tuscia e in particolare dal prof. Fabio Mencarelli; gli enologi della giunta, tra cui Chiara Custodi, Niccolò Barberani, Samuele Cacciarino, Paolo Nardo e Massimiliano Pasquini, seguiranno tutte le operazioni di produzione, dall’individuazione degli appezzamenti idonei (già effettuata) fino all’imbottigliamento del prodotto, sotto la supervisione del presidente del comitato scientifico, il Prof. Riccardo Cotarella.

Il prof. Attilio Scienza coordinerà lo studio degli aspetti viticoli e delle reazioni della vite ai diversi ambienti pedoclimatici. Un lavoro che si protrarrà fino a febbraio per quanto riguarda i vini volti a definire le differenze territoriali e almeno per i prossimi 14 mesi per la produzione del primo spumante di Orvieto, uno spumante fatto, si può dire, a 10 mani! Lo scopo di questa prima fase della sperimentazione è la formalizzazione scientifica di una complessità territoriale e della differente offerta vinicola all’interno della stessa denominazione che il territorio di Orvieto, con le sue diverse origini, i suoi cambiamenti e la sue mille peculiarità può dare. Il lavoro di ricerca si protrarrà poi per alcuni anni, probabilmente con l’aggiunta di altri progetti anche volti alla sostenibilità ambientale, per capire ancora meglio come valorizzare al massimo questa terra e i frutti che può dare.

A partire dal prossimo mese di Febbraio inizierà una lunga e approfondita serie di degustazioni alle quali parteciperanno, oltre ai componenti del comitato scientifico, anche i più influenti critici del mondo del vino.